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Il mio mondo Rock And 'RollDecember 06 Bassisti: come convivere con il proprio chitarrista Questo manualetto è destinato, in primo luogo, a
tutti quegli sventurati amanti della musica (principalmente rock,
rock-blues, blues, hard, metal, et similia) che hanno il desiderio di
estrinsecare la loro passione in un gruppo.
In effetti, per suonare il nostro genere musicale preferito è innanzi
tutto indispensabile fare parte di un gruppo, e in secondo luogo,
purtroppo, c’è necessità assoluta di avere nella nostra band almeno un
chitarrista, che definiremo d’ora in avanti “LUI”, e ciò per giusta
importanza e considerazione (i gruppi più sventurati ne hanno persino
due, ma so di masochisti che hanno nel proprio organico ben tre
chitarristi !). Solitamente una rock band è composta da un cantante (a
volte anche chitarrista, della serie: le disgrazie non vengono mai da
sole), un batterista, un tastierista/pianista, un bassista ed appunto
uno o più chitarristi.
Dobbiamo chiarire che, per il chitarrista rock (ma non solo per
quest’ultimo, perché il jazzista è ancora peggio), tutti coloro che non
suonano la chitarra sono prima di tutto musicisti a metà, necessari
comprimari ma privi di ogni dignità artistica, di qualsiasi cultura
musicale e di diritto di parola nonché di pensiero. Da qui l’assioma
che il chitarrista è l’assoluto e insindacabile leader di una qualsiasi
band. Conosco bene un gruppo il cui capo incontrastato è, ovviamente,
un chitarrista soprannominato “Il Kaiser”; un motivo ci sarà !
Iniziamo ad analizzare le figure standard dei componenti di una rock band. Dedicheremo ovviamente la nostra massima attenzione ai sedicenti guitars heroes, ma per il momento rivolgiamo il nostro sguardo e il nostro pensiero a tutti coloro che chitarristi non sono, ai quali è in definitiva dedicato espressamente il seguente manuale. Il cantante solista. Questo personaggio è solitamente considerato da
LUI come una checca vanesia ed esibizionista, che ha il compito di
biascicare qualcosa tra un Suo riff e un assolo. Questo è il punto
fermo, la pietra miliare della Sua costruzione mentale: ovviamente il
chitarrista più evoluto ritiene fondamentale il cantante, perché LUI
non ama stare costantemente al centro dell’attenzione: questo ruolo di
front man non è dignitoso per un vero musicista, ma è più adatto per un
pavone che deve incantare le ragazzine ed i fans più di bocca buona,
perché è evidente che i veri cultori – del gruppo in particolare e
della musica in generale – hanno eletto ovviamente LUI come loro idolo
e feticcio.
Il batterista. E’ il motore del gruppo, persino il chitarrista è
costretto a riconoscerlo, ma questa benevolenza deriva dal fatto che il
batterista non Lo potrà mai insidiare sotto nessun aspetto (a conferma
di ciò vi dicono niente i carismatici nomi di Ringo Starr, Charlie
Watts, John Bonham, Ian Paice ? L’elenco potrebbe proseguire per
parecchio). Il bassista. Se il batterista è il treno, costui è la rotaia (o
viceversa, fate voi, a me piaceva l’immagine). Il chitarrista
intimamente lo disprezza, considerandolo un chitarrista mancato (e
perciò frustrato) e scarso tecnicamente (altrimenti avrebbe suonato la
chitarra). Il fatto stesso di suonare uno strumento a corde che non sia
la chitarra è per LUI quasi un’offesa, una mancanza di rispetto. Se poi
il meschino adopera un basso a cinque o, eresia suprema, a sei corde,
il chitarrista lo dileggerà senza pietà, ridicolizzandolo per qualunque
motivo di fronte a tutti (beh, certo che se un bassista rock usa un
basso a sei corde qualche vaffanculo se lo merita !), e comunque il
livello di considerazione nella Sua scala valori subirà un ulteriore e
definitivo ribasso.
A volte il bassista ricopre anche la funzione di fare i cori, tanto la sua reputazione è scesa a un livello talmente miserevole che non sarà per il fatto di urlettare qualcosa di tanto in tanto che peggiorerà la sua dignità, ma almeno per LUI questa sarà un’ulteriore possibilità di mortificare il Suo sottoposto e quindi ricordare, una volta di più, la gerarchia della band. Il tastierista. Verso costui il chitarrista rivolge una maggiore
considerazione, nonché un atteggiamento ambiguo: innanzi tutto non
suona uno strumento a corde e quindi non si macchia del reato infamante
di (tentata) lesa maestà. Inoltre capita a volte, non sempre, che il
tastierista, meglio se pianista/organista, abbia un’infarinatura
musicale almeno sufficiente per confermare le idee musicali del
chitarrista (abbiamo già visto precedentemente come gli altri
componenti del gruppo non abbiano diritti, ma solo obblighi derivanti
dalla grazia ricevuta di essere stati assoldati da LUI e suonare nel
Suo gruppo la musica che LUI decide). A volte in alcune band appaiono altre figure di contorno (coristi,
ma è soprattutto dal vivo e in band di megalomani esaltati; coriste,
presenti nell’organico di gruppi di assatanati e di maniaci sessuali,
ma lo ‘jus primae noctis’ del chitarrista è spesso fonte di diverbi e
litigi insanabili tra i componenti della band, nonché di repressioni e
frustrazioni tra gli altri componenti; fiati – in sezione o singoli –
che però con le moderne tecnologie trovano sempre meno spazio e quindi
non ne parliamo; e il chitarrista ritmico.
Costui è il vero protagonista, non solo di questo manualetto, ma
della vita e della cultura occidentale degli ultimi cinquant’anni
(quest’ultima definizione la si sente pronunciare dalla quasi totalità
dei chitarristi, anche quelli di più infima levatura). LA CHITARRA. Già qualche chitarrista obietterà che il titolo è
sbagliato, in quanto un chitarrista degno di questo nome debba avere un
parco chitarre degno di un negozio di strumenti musicali di New York:
un vero axe man deve obbligatoriamente possedere (e portare sul palco
per la gioia dei roadies e del suo tecnico): una chitarra equipaggiata
ad humbuckings, una con single coils, una con entrambi i tipi di pick
up come riserva nel caso di rotture di corde, una acustica, una dodici
corde elettrica, una da collezione in bella mostra di sé sul palco per
la delizia dei fans, una regalataGli dalla moglie/fidanzata e quindi
GUAI se non usata almeno in un pezzo (di solito si tratta di una
ciofeca coreana – la chitarra, non la moglie - di cui la gentile
compagna Gli ha fatto omaggio, chitarra che LUI disprezza profondamente
e l’inventare scuse per non usarla Gli procura più problemi di quelli
dovuti a inventare nuovi nomi per le future band), una per l’assolo di
quel particolare pezzo (che nove volte su dieci non viene eseguito, ma
“se il pubblico dovesse richiedermelo”) e altri vari ed eventuali
giocattolini a sei corde. L’AMPLIFICATORE. Valvole o transistor ? Testata/cassa o combo ? Qualunque sia l’opinione di specialisti del settore, costruttori, riviste specializzate, musicisti famosi, sottoposti all’interno del gruppo, l’unica verità, anzi LA VERITA’ ce l’ha solo LUI. Non illudetevi che vi spieghi (?!) il perché della Sua scelta con motivazioni razionali: se, e ripeto se, Egli si è imposto come sacra missione quella convincervi della bontà, anzi dell’unicità della Sua scelta, vi fornirà argomentazioni tecniche minuziosissime (e qui verrete sommersi da dettagli tipo la composizione chimica del cartone usato per i coni, le coperture in fibra di carbonio dei cavetti usati per i collegamenti, le speciali manopole dei comandi che agiscono in base a sensori sofisticatissimi che a loro volta azionano un campo di forza, l’importanza delle viti testa-tonda-dado-quadro che assicurano un sustain eccezionale), argomentazioni alle quali non oserete controbattere sia per ignoranza ma soprattutto per pudore.
In caso contrario vi rivolgerà uno sguardo sprezzante che, nel
migliore dei casi, è traducibile più o meno con un “ma che cazzo vuoi
capire tu, che ti spiego a fare !?”. Rassegnatevi quindi a decantare le
virtù del Suo ampli, la sinuosità delle linee, l’armonicità della sua
estetica, la potenza cristallina ma allo stesso tempo distorta del
suono, la straordinaria maneggevolezza nel trasporto (e quando vi
toccherà trasportarlo – perché sarete voi che avrete il sommo
privilegio di aiutarLo a trasportare l’ampli - vi accorgerete che è
stato interamente costruito, in ogni sua parte, con piombo e ghisa,
cavetti e viti comprese), insomma di che razza di meraviglia
tecnologica LUI stia condividendo con voi. GLI EFFETTI. Questo capitolo è, per i non chitarristi, estremamente
penoso. Nel 99% dei gruppi il batterista si siede, afferra le
bacchette, one, two, three, four e via. Il
pianista/tastierista/organista si siede, accende i suoi pulsantini su
on, regola i suoi sequencer e attacca. Il bassista infila il jack
nell’ampli, alza volumi e toni al massimo e via. Il chitarrista no!
I rapporti tra chitarristi all’interno della band. Questo è
l’elemento cardine del funzionamento o dell’esistenza di un gruppo.
Niente è più importante di questo fattore per la sopravvivenza della
band, perché in questo delicato equilibrio di frasi dette e non dette,
di sguardi significativi, di smorfie più o meno accennate, di amabili –
e ipocriti - cortesie di facciata (“questo assolo fallo tu” “no fallo
tu, viene meglio se fatto con i tuoi single coils” “forse, ma il tuo
humbucking unito alla gioiosità del tuo overdrive dà una resa migliore”
ecc. ecc.) si gioca una partita importante.
E’ inoltre curioso osservare che, quando alle nostre orecchie
sarebbe gradito, ad esempio in un pezzo country-rock, un arpeggio della
chitarra ritmica con dei bei accordi aperti, ad esempio un bel la
minore in prima posizione seguito da un do maggiore in seconda e magari
un mi minore ancora in prima, suoni puliti e cristallini,
intelleggibili e di grande pathos, il chitarrista ritmico imbraccia il
manico della Sua arma letale con un piglio alla Schwartzenegger e si
lancia in un la minore in barrè al 5° tasto (e vabbè, ci può stare) poi
va ad un do maggiore in barrè al 8° e infine ad un mi minore al 12°,
incrociandosi le dita perché infilare i tre ditoni in uno spazio di due
centimetri quadrati non riuscì neppure a Houdini il mago. Fare una
forza tremenda con pollice e indice per fare questi barrè assurdi e
pretendere che le note suonino tutte è quanto meno fantascientifico, ma
non osate farlo notare a LUI, guai ! E’ del tutto superfluo ricordare che noi non-chitarristi non dovremo proferire verbo quando si innesca questa situazione bellica e questo perché: 1° non siamo chitarristi e quindi non capiamo un c…; CONCLUSIONI. Questo breve manualetto è stato concepito
principalmente per far comprendere ai componenti non chitarrosi di
tutte le band che le situazioni paradossali che si verificano
all’interno di un gruppo e che noi crediamo di essere gli unici
sventurati a vivere come fossimo in un incubo, in realtà sono condivise
da tutte le band, grandi e piccole, famose o sconosciute, che si
agitano nel panorama mondiale della musica rock. September 12 Elton John hai riscaldato il mio 11 settembre....Rocket ManNAPOLI (12 settembre) - Forse si tratta davvero di una canzone molto semplice, come sta cantando tra gli oltre centomila di piazza del Plebiscito Elton John, ma proprio per questo è perfetta per una festa di popolo come quella della Piedigrotta ritrovata.
Il piano è accarezzato come faceva l’antico sodale Leon Russell, la melodia dicono sia venuta fuori all’uomo di Pinner in soli dieci minuti, il «madman» serve le liriche di Bernie Taupin nascosto dietro i suoi occhialini surreal-kitsch con tanto di iniziali cifrate. «Your song» stasera è la nostra canzone, gente di Piedigrotta postmoderna, che aggiorna la leggenda di «’O sole mio» ai tempi di «Don’t let the sun go down on me». Il medley «solare» tra il classicissimo napoletano, per solo piano e la voce della folla, e l’hit di Captain Fantastic è un omaggio oltre ogni aspettativa, con la melodia di Eduardo Di Capua prima coccolata teneramente, poi bluesata e swingata con qualche accenno in stile barrelhouse. Puro revival, certo, come «Crocodile rock»: «Ricordo quando il rock era giovane», amarcordeggia l’uomo da 360 milioni di dischi venduti, che già nel 1972 parlava della senescenza della musica e dell’innocenza perduta, ma col tono di chi sa conservare sogni ed emozioni provate quando i «piedi non potevano restare fermi». In piazza, come in diretta su Radiodue, più tardi in differita su Raidue, c’è chi non riesce a tenere fermi i piedi, tiene il tempo e fa il coretto, e chi sembra perso in un personalissimo viaggio nella macchina del tempo, inseguendo una giovinezza svanita con gli amori, i capelli e l’illusione che le canzoni non fossero solo canzonette, ma pagine di vita e di controcultura. I carri di Piedigrotta, tra futurismo e Charlot, guardano dal colonnato della basilica di San Francesco di Paola, il «Rocket man», marziano caduto sulla terra dopo una lunga gavetta, ma ormai prigioniero di una gabbia dorata. È arrivato in ritardo, in aereoporto non gli hanno voluto concedere la possibilità di essere accolto in macchina ai piedi del jet, parte appena finito lo show, destinazione Kiev. Un blitz, poco più, ma il pubblico se la gode e il colpo d’occhio è di quelli che mozzano il respiro, soprattutto se la colonna sonora è scandita dal karaoke plurigenerazionale che accompagna «Daniel», malinconica melodia di un reduce del Vietnam che torna a casa cieco; «Rocket man», che più dello spazio parlava di droghe che mandano in orbita; «Nikita», il cui stupido ritornello sopravvive alla guerra fredda in cui era ambientata; l’irresistibile «Sorry, seems to be the hardest word», ballata sulla difficoltà di confessare la fine di un amore e dire «mi dispiace», una delle parole più difficili da pronunciare; «Candle in the wind»; il falsetto di «Bernie and the Jets»; il bis di «I still standing». Qualcuno bada più al look del baronetto pop piuttosto che alla sua musica, ma lui lo sa bene: «La gente viene a vedermi nemmeno fossi la Torre Eiffel», disse una volta senza per questo rinunciare minimamente alla sua immagine imperniata su una gaya esuberanza. Grassoccio, sempre più stempiato, coccolato a vista dal marito David Furnish, il miliardario del rock ha perso per strada le influenze rubate a Band e Creedence Clearwater Revival per un disco come «Tumbleweed connection», ma i suoi lustrini sbrilluccicano ancora, come i pittoreschi quadretti carichi di nostalgie che le liriche di Taupin evocano, quando non scelgono di affrontare temi purtroppo ancora di scabrosa attualità, come «Ballad of the boy with red shoes»: le scarpette rosse che non danzeranno più sono quelle di un ballerino che sta per morire di Aids e denuncia chi ha sottovalutato il problema, a partire dall’allora presidente americano Reagan. Interprete smaliziato, Liberace postmoderno, Elton John riparte dalla lezione dei Beatles ma in versione camp, cambiando idealmente abito ogni volta che si cala nei panni di un diverso io narrante: il pistolero, il cowboy solitario, l’astronauta, il giovane aspirante suicida. August 14 GIRLS GIRLS GIRLS Friday night and I need a fight
My motorcycle and a switchblade knife Handful of grease in my hair feels right But what I need to get me tight are Girls, girls, girls Long legs and burgundy lips Girls, girls, girls Dancin' down on the Sunset Strip Girls, girls, girls Red lips, fingertips Trick or treat--sweet to eat On Halloween and New Year's Eve Yankee girls ya just can't be beat But you're the best when you're off their feet Girls, Girls, Girls At the dollhouse in Ft. Lauderdale Girls, Girls, Girls Rocking in Atlanta at Tattletails Girls, Girls, Girls Raising Hell at the 7th Veil Have you read the news In the Soho Tribune Ya know she did me Well then she broke my heart I'm such a good good boy I just need a new toy I tell ya what, girl Dance for me, Ill keep you overemployed Just tell me a story You know the one I mean Crazy Horse, Paris, France Forget the names, remember romance I got the photos, a ménage á trois Musta broke those Frenchies laws with those Girls, Girls, Girls Body Shop, Marble Arch Girls, Girls, Girls Tropicana's where I lost my heart Girls, Girls, Girls -Motley Crue June 30 Let There Be RockIn the beginning Back in nineteen fifty-five Man didn't know about a rock 'n' roll show And all that jive The white man had the smoltz The black man had the blues No one knew what they was gonna do But tchaikovsky had the news He said - "let there be light", and there was light "let there be sound", and there was sound "let there be drums", and there was drums "let there be guitar", and there was guitar "let there be rock" And it came to pass That rock 'n' roll was born All across the land every rockin' band Was blowing up a storm The guitarman got famous The businessman got rich And in every bar there was a super star With a seven year itch There were fifteen million fingers Learning how to play And you could hear the fingers picking And this is what they had to say "let there be light" "sound" "drums" "guitar" "let there be rock" One night in a club called `the shaking hand' There was a ninety-two decibel rocking band The music was good and the music was loud And the singer turned and he said to the crowd - "let there be rock"-Ac/dc June 02 LIVE AND LET DIEWhen you were young
And your heart was an open book You used to say live and let live You know you did You know you did You know you did But if this ever changin' world In which we live in Makes you give in and cry Say live and let die Live and let die What does it matter to ya When ya got a job to do Ya got to do it well You got to give the other fella hell You used to say live and let live You know you did You know you did You know you did But if this ever changin' world In which we live in Makes you give in and cry Say live and let die Live and let die Traduzione
Quando avevi torto e
il tuo cuore era un libro aperto eri solita dire "vivi e lascia vivere" sai che lo dicevi sai che lo dicevi sai che lo dicevi ma se questo mondo in continuo cambiamento nel quale viviamo ti fa arrendere e piangere dì pure "vivi e lascia morire" "vivi e lascia morire" cosa ti succede? quando hai un lavoro da fare, devi farlo bene devi dare il meglio di te eri solita dire "vivi e lascia vivere" sai che lo dicevi sai che lo dicevi sai che lo dicevi ma se questo mondo in continuo cambiamento nel quale viviamo ti fa arrendere e piangere dì pure "vivi e lascia morire" "vivi e lascia morire" Testo brano Paul Mccartney |
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